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Una settimana nel parco di Banff: consigli e percorsi

14-22 settembre 2018

10-15 km

1000 mt

Lago Moraine, Pianura dei 6 ghiacciai e Valle dei 10 picchi, Valle dei Larici, Natural Bridge

    Introduzione

    La scorsa estate ho intrapreso la mia prima vacanza in solitaria. Prima d’ora, non avevo mai considerato di viaggiare da sola, probabilmente trattenuta dai pareri di altri, che lo ritenevano pericoloso e privo di gusto. Ma io ho sempre amato viaggiare, e fin da piccola mi sono ripromessa che ci avrei speso più tempo possibile. E così, l’anno scorso, il fatto, credo, di vivere lontano da casa, mi ha dato la spinta. La realizzazione di questo progetto inizia molto prima dell’estate, precisamente a gennaio, quando ho cominciato a documentarmi sui luoghi che volevo visitare e quali escursioni volevo fare. Le camminate sarebbero state parte integrante del viaggio: il fatto di camminare racchiude infatti per me molti valori, dall’amore per la montagna al viverla a passo d’uomo, per me la scelta più appagante, nonché più sostenibile. Sono venuta a conoscenza di Banff tramite il Banff Mountain film festival, un festival di film di montagna che si svolge ogni anno in diverse città del mondo e d’Italia, inclusa la mia. Vedere le imprese estreme di scalatori, sciatori e alpinisti in luoghi così lontani ma al tempo stesso così vicini alla mia passione, mi ha catturata e ho deciso che volevo anch’io, nel mio piccolo, vedere da vicino nuove montagne realizzando la mia avventura.

    Calgary: tra quartieri verdi e grattacieli

    Un volo internazionale mi porta a Calgary, dove la mia amica mi ospita per il weekend nella sua casa del bel quartiere di Montgomery, immerso nel verde. Calgary è una città abbastanza grande (1,2 milioni di abitanti), ma se si sta in periferia si ha la chance di abitare su terreni collinari, circondati da abeti e parchi. Per menzionare il più importante, il Bowness Park deve il suo nome all’omonimo fiume, che nasce nei pressi del ghiacciaio e del lago Bow, nelle montagne rocciose, all’interno del Parco di Banff e si snoda per quasi 600km fino a immettersi nel fiume Saskatchewan, che attraverso il lago Winnipeg e il fiume Nelson sfocia nella Baia di Hudson, nel Mar Glaciale Artico. Il nome ‘Bow’ deriva dalle canne che crescono lungo le sue sponde, una volta utilizzate dai nativi per costruire gli archi. Il parco è da visitare per una passeggiata pomeridiana o mattutina, piacevole è il sentiero che si snoda a fianco del fiume, nei prati e nelle foreste desolate, in cui a volte ci si può imbattere in qualche ungulato o qualche piccolo animale selvatico. Se invece preferite la vita di città, il centro di Calgary si può raggiungere in una ventina di minuti dalla periferia: oltre ai grattacieli in costruzione, alle sculture moderne e al bel centro ‘storico’, ci sono molti ambienti interni, come una grande serra al 6° piano di un centro commerciale, che sono collegati da corridoi chiusi sovrastanti le strade: in questo modo la gente può spostarsi tra gli edifici senza dover uscire, dato che la città è soggetta al freddo invernale per più di 6 mesi all’anno. Se siete appassionati di sci, transitando a ovest di Calgary, a sud della Trans-Canada Highway, potete ammirare il Parco Olimpico dove si sono svolte le olimpiadi invernali nel lontano 1988.


    Una vista del centro di Calgary.


    Particolare di uno spazio pubblico interno a una serra, nel centro di Calgary.

    La natura incontaminata della Kananaskis Country

    Il giorno seguente ci avventuriamo nella Kananaskis Country, un’area poco conosciuta ma di straordinaria bellezza, a un paio d’ore da Calgary e al confine sud-est del Parco di Banff, che racchiude molti parchi provinciali tra cui Peter Lougheed Provincial Park e Elbow Valley. Nonostante la maggior parte dei turisti faccia tappa diretta alla più famosa Banff, molti locali preferiscono questa valle, dove i percorsi sono più tranquilli e per questo è molto più facile entrare in contatto con la natura selvaggia tramite le sue lande desolate e le sue viste mozzafiato. Noi ci dirigiamo a Highwood Pass (2203mt), il passo transitabile alle auto più alto di tutto il Canada. Dal parcheggio, dotato di servizi e bidoni anti-orso, ci incamminiamo sul sentiero che porta in cima al Monte Pocaterra (circa 5km e 400mt di dislivello) ma è anche possibile, se le condizioni lo consentono, svolgere tutto il Pocaterra Ridge, uno spettacolare percorso in cresta di 10km totali e circa 700mt di dislivello. Al ritorno, dopo circa 5 ore di cammino, riprendiamo l’auto, sostando per ammirare il bellissimo Upper Kananaskis Lake, un lago molto ampio immerso in mezzo alle montagne, le cui rive sono percorribili in un sentiero di 20 km, e le cui acque sono piacevolmente solcabili con una canoa o Kayak anche per un’intera giornata. Il lago, di origine naturale, è stato convertito in un bacino che assieme ad altri costituisce una riserva idroelettrica e di controllo degli allagamenti. La vista non delude e tornando siamo così fortunati da avvistare una Bighorn sheep (pecora delle Montagne Rocciose) e un alce, il più grande cervide vivente. A causa del loro corto collo, questi animali non pascolano, per cui li troverete facilmente, anche lungo la strada, cibarsi di germogli e foglie di salice e betulla, soprattutto nella stagione di accoppiamento, che inizia appunto con l’autunno.


    Veduta della magnifica Kananaskis area, sul sentiero per il Monte Pocaterra.


    La vista dalla cima del Monte Pocaterra.


    Un esemplare maschio di alce canadese sulla strada per l’Upper Kananaskis Lake.

    Banff: un gioiello ai piedi del suo guardiano, il Monte Cascade

    Di buon mattino, dopo aver noleggiato un’auto, mi dirigo a Banff. Il tempo inizia a migliorare e con l’alzarsi delle nubi mi rendo conto che le montagne si avvicinano sempre più, man mano che procedo. Non posso evitare di fermarmi in qualche piazzola di sosta per fare qualche foto. Prima di raggiungere la cittadina, devio verso destra per i laghi Minnewaka e il suo prolungamento, il lago Two Jack. Minnewaka, lungo 24km, è il lago più grande del Parco di Banff e deve il suo nome all’antica credenza da parte della popolazione indigena che ospitasse gli spiriti (minn-waki, ovvero Lago degli Spiriti). Esso è un ottimo punto di sosta per uno spuntino di primo pomeriggio, quando la ressa dell’ora di pranzo sta lentamente ritirandosi, lasciandomi ammirare le acque silenziose del lago in cui si riflettono imponenti le sagome delle montagne circostanti. Minnewaka è anche l’unico lago del Parco di Banff percorribile con barche a motore. Una lunga esposizione contribuisce a far ‘sparire’ dalle mie foto gli ultimi turisti dopo di che riprendo l’auto per altri 5-6km. Una volta arrivata a Banff, si può parcheggiare gratuitamente per 2h lungo una delle piccole stradine (si può anche sostare per più tempo in uno dei tanti parcheggi). La cittadina, prettamente turistica ma con una stupenda vista della Cascade Mountain che sembra farle la guardia, assomiglia molto ai paesini di montagna italiani, è piccola e conta solo una via principale (Banff Ave) piena di negozi di souvenirs e caffè/bar. Le vie secondarie vi portano facilmente a scorci più belli e tranquilli come i laghi Vermigli (Vermillion Lakes) o la Tunnel Mountain. Se invece siete appassionati di ‘acqua calda’, prendendo l’auto in 10min si può salire alle Fairmont Hot Springs, una piscina termale in mezzo al verde (ma anche molta gente!). Consiglio in ogni caso di fare tappa al Visitor Centre di Banff, in cui potrete trovare tutte le informazioni sulle condizioni dei sentieri, il meteo e le restrizioni per quanto riguarda alcune aree del parco. Obbligatorio, in vista dei trekking, dotarsi di uno spray anti-orso (si può noleggiare o comprare).


    Il lago Minnewaka, a pochi chilometri da Banff.


    Il monte Cascade che fa da guardia alla piccola città di Banff.

    Da Banff a Lake Louise Village: la Bow Valley

    Acquistate un paio di cose da uno dei due unici alimentari nel centro di Banff (consiglio di fare la spesa a Calgary), finalmente ‘salpo’ alla volta di Lake Louise Village, la mia meta ‘finale’ ma anche iniziale, perché sarà la mia base sia per i due trekking principali che ho deciso di fare, che per visitare le altre zone del Parco con più tranquillità e flessibilità, in base al meteo. Per raggiungere Lake Louise, si può percorrere la Trans-Canada Highway 1 classica, ma se siete turisti e apprezzate la montagna e/o la fotografia, vi consiglio caldamente di risalire lungo la Bow Valley Parkway 1A parallela, per catturare qualche scatto lungo la meravigliosa valle e fermarvi ad ammirare al meglio qualche scorcio naturale nascosto. Uno di questi è il Johnston Canyon: dopo aver parcheggiato in un piazzale appena sopra la strada, sulla destra, in soli 30min a piedi raggiungerete le Lower Falls, mentre con un’altra oretta potete arrivare alle cascate più alte (Upper Falls). In entrambi i casi sarete accompagnati dal rumore scrosciante del torrente che si apre tra le fresche fronde di aghifoglie, e potrete ammirare il colore ‘azzurro fiaba’ dell’acqua sostando sulle passerelle che si snodano al di sopra di essa. Altri bei posti da visitare lungo la Bow Valley, se si ha tempo, sono Castle Mountain e Rockbound Lake.


    Il Johnston Canyon con le sue acque cristalline e la rigogliosa vegetazione.


    Il monte Pilot, sulla via lungo la Bow Valley verso Lake Louise Village, al tramonto.

    Lake Louise e la Pianura dei sei ghiacciai

    Poco dopo il tramonto arrivo a Lake Louise Village e posteggio l’auto nel parcheggio dell’ostello Hi Lake Louise Alpine Center. Ho frequentato poco gli ostelli e quando l’ho fatto, è stato in grandi città in cui ho sfruttato solo la camera e i servizi. Hi Lake Louise fa parte della catena canadese Hihostels e mi dà un’ottima impressione fin dall’inizio: l’ostello è davvero ben attrezzato di tutto, pulito, e silenzioso durante le ore di riposo. Oltre ad essere collocato al margine del bosco, ha un ristorante interno, una grande cucina con tutti gli utensili necessari a chi viene da lontano, e il frigorifero. Si può scegliere un dormitorio misto, solo maschile o solo femminile, e anche familiare. Il costo non è eccessivo ma consiglio di effettuare la prenotazione 5-6 mesi prima, perché si riempie molto rapidamente. I mesi ‘estivi’ più tranquilli sono giugno e settembre. Il trekking che affronto il giorno seguente parte da Lake Louise, il lago forse più famoso del parco di Banff. Dopo una colazione di ‘buon’ primo mattino (fuori è buio e la cucina vede solo i primi trekker coraggiosi) mi avvio verso il parcheggio del lago. Dimentico di caricare la fotografica quindi ci arrivo verso le 7.30 (solo 10min di viaggio dall’ostello), ma non ho problemi a trovare posto, essendo grande (è di fianco all’enorme Fairmont Hotel) si riempie solo verso le 8-9, a seconda dei giorni. La luce si fa vedere, ma essendo il lago coperto dalla nebbia, mi dirigo subito verso il sentiero 2 (Lake Agnes Trail). Lungo il cammino nel bosco faccio tappa intemedia al Mirror Lake, e dopo circa 4Km e 1.30h totali di cammino, giungo alla Tea House (circa 350mt di dislivello dal parcheggio) a 2135mt. Qui molti si fermano o fanno tappa finale al panoramico Big Beehive retrostante. Dopo qualche foto al lago Agnes da cui si sta diradando man mano la nebbia, proseguo lungo la Highline Trail verso il meraviglioso Plain dei Six Glaciers (Pianura dei sei ghiacciai). Il sentiero è già ghiacciato e innevato in alcune parti, per cui chiedo gentilmente ad una rara coppia che prosegue di poter camminare con loro, almeno per quel tratto. Mi accolgono volentieri e così ho l’occasione di fare conoscenza con due tedeschi bavaresi molto simpatici. Man mano che avanziamo tra gli abeti, la valle si apre e la nebbia che scompare ci regala una vista spettacolare dei sei ghiacciai che sovrastano le guglie innevate. Dopo circa 3.5Km giungiamo alla Plain of Six Glaciers Teahouse, dove si può sostare o si può proseguire per altri 1.3Km giungendo al ‘viewpoint’ sotto le rocce del ghiacciaio più alto. Io mi fermo a metà del percorso verso il punto panoramico, sono un po’ stanca e personalmente preferirei avere i ramponcini, c’è molta neve, come prima del resto, ma ora c’è molta pendenza. Dopo un buon pranzo al sacco col sole caldo che si riflette dalla neve al mio viso, torno da sola per il sentiero ripercorrendo la valle e poi prendendo il sentiero più basso che si dirige verso il lato del lago opposto al quale sono partita, e ne approfitto per fare qualche foto prima che inizi a piovere. Il colore è spettacolare, ma non la vista del gigantesco hotel che hanno costruito sulle sue rive. Dopo una doccia calda e una cena a base di funghi (zuppa di funghi, funghi-e uova) mi infilo a letto stanca ma eccitata per la giornata passata e quella che mi aspetta.


    La nebbia sul Lago Agnes si dirada al mattino.


    Sul sentiero verso la Teahouse del Plain dei Six Glaciers.


    Vista dal ‘viewpoint’ sulla Pianura dei sei ghiacciai con, in lontananza, il lago Louise.

    Lake Moraine: uno spettacolo lungo 24 ore

    Il giorno seguente affronto probabilmente l’esperienza più bella del viaggio: 12 ore di outdoor, per poter catturare le luci dall’alba al tramonto sul Lago Moraine, quando le cime della Valle dei Dieci Picchi si rilettono su di esso come in uno specchio. Moraine Lake è un lago glaciale a 1885mt e si raggiunge da Lake Louise Village in circa 15min (14km) di auto. Il colore verde acqua che lo caratterizza è dovuto alla sottile polvere delle rocce circostanti che, depositandosi continuamente su di esso, rifrange la luce dando la tipica colorazione. Il piccolo parcheggio del lago si riempie molto in fretta e nei giorni di alta stagione chiude molto presto, già alle 7 di mattina. Consiglio quindi, se si è d’estate, di partire dal villaggio verso le 6.30 per garantirsi un posto (e la possibilità di arrivarci). La strada, infatti, viene poi chiusa al traffico per tutto il giorno, fatta eccezione per gli shuttle gratuiti (e gli autobus privati), che però iniziano a transitare solo alle 9 del mattino fino alle 18. La mattina a Lake Moraine è qualcosa di magico: mi rendo conto che è ancora buio per iniziare a camminare, ma il parcheggio è già pieno: i più coraggiosi sono già con lo zaino in spalla e la pila frontale, altri temporeggiano in auto attendendo le prime luci. Quando il buio inizia a diradarsi, scopro che molto si dirigono proprio di fronte al lago, dietro un masso di roccia: lì prendo un sentiero che in pochi minuti mi porta al punto panoramico probabilmente più frequentato di tutta la regione. Decine di turisti con macchine fotografiche e cellulari sono appostati aspettando l’alba. Io, grata di aver scoperto la posizione ma meno per la sua popolarità, mi apposto accucciata davanti ad un muretto e a molte persone, acquattandomi e riducendo l’altezza del mio cavalletto per non disturbare gli altri fotografi. Lo spettacolo, man mano che le nubi si alzano, è meraviglioso tanto quanto le cime che pian piano si mostrano; anche il freddo si fa sentire perché il sole arriverà solo più tardi. Quando l’alba è terminata, molti lasciano le postazioni e mi dirigo anch’io verso il sentiero del giorno. Ho deciso di percorrere all’andata il sentiero principale, fino al lago Eiffel: i primi 2.5 Km sono gli stessi che portano al Larch Valley Trail, molto più frequentata, ma passato il bivio il sentiero è molto più calmo e inizia mostrare i meravigliosi picchi che si aprono lungo la valle. La neve è già molta, il sentiero poco frequentato ma le poche comitive che incontro contribuiscono a ‘batterlo’ un po’ e renderlo perfettamente percorribile nelle zone un po’ esposte. Quasi tutti sostano al lago (410mt dal parcheggio), perché oltre, dove si potrebbe affrontare il Passo Wenkchemna, l’innevamento è abbondante: qui mi godo il sole caldo e mi asciugo dalla neve bagnata. Subito dopo pranzo, riparto alla volta della Larch Valley (3Km e 390mt di dislivello dal parcheggio iniziale) tornando indietro per lo stesso sentiero di andata, ma stavolta prendendo la deviazione a sinistra. È una bella idea arrivare qui di primo pomeriggio, perché la valle dei larici è il sentiero più ‘famoso’, per cui la maggior parte dei turisti visita il lago, e i turisti più ‘pigri’ partiti tardi la mattina fanno già ritorno per prendere lo shuttle. Io invece percorro la valle immersa nel surreale colore giallo paglierino dei larici, arrivo alle sponde di un laghetto glaciale prima del Sentinel Pass e mi godo il silenzio, in compagnia solo di molti piccoli scoiattoli striati che non si lasciano scappare le briciole di pane del pranzo dei turisti. Quando l’aria inizia a rinfrescarsi nuovamente, riprendo la strada di ritorno e in 1 oretta sono di nuovo sulle sponde del lago Moraine. La giornata non è finita, perché, dotata di piumino, mi apposto sul punto panoramico della mattina e aspetto il tramonto: la gente è molto meno della mattina, ancora ci sono turisti rumorosi ma man mano che il freddo si fa sentire, solo gli ultimi fotografi più silenziosi rimangono, permettendomi di godere della magia del tramonto in questo posto incantevole.


    Il lago Eiffel e la valle dei 10 picchi.


    Il Lago Moraine visto dal sentiero nella Valle dei 10 picchi.


    Il lago Moraine e la valle dei 10 Picchi al tramonto.

    Yoho National Park, il Natural Bridge e Peyto Lake

    Nei due giorni successivi decido di visitare il limitrofo parco Yoho e alcune zone più a nord del parco di Banff, al confine col Parco di Jasper. È prevista nuvolosità con pioggia/nevischio, quindi ne approfitto per riposarmi dalle camminate mattutine ed esplorare zone un po’ più distanti in auto. Visito dapprima le cascate Takakkaw, raggiungibili in 10min a piedi dopo aver parcheggiato. Takakkaw significa ‘magnifico’ nel linguaggio indiano Cree, e rappresentano la terza più alta cascata canadese, cadendo per 250mt dal ghiacciaio Daly sovrastante. Il Natural Bridge è un altro posto lungo la Transcanada Hwy a cui consiglio di sostare: un ponte naturale roccioso con un’acqua azzurro opaca che mi ha permesso di fare diversi test fotografici. Se riuscite ad arrivare ad ora di pranzo o poco dopo potete evitare qualche corriera di turisti e godervi appieno questi posti, che peraltro in questa stagione devono essere sicuramente meno affollati di luglio, stagione più ‘sicura’ se volete essere certi di non trovare freddo e neve in queste zone, ma anche più frequentata. In questa zona dell’Alberta, inclusi Calgary e i Parchi di Banff e Jasper, l’inverno dura molto a lungo e spesso inizia a fare capolino già a settembre. Altre volte invece si fa vedere solo a fine ottobre, per cui la stagione estiva più mite risulta essere confinata a luglio, quando la neve primaverile di giugno si è finalmente sciolta e gli incendi di agosto non hanno offuscato le valli. Alternativa gradevole è sicuramente settembre per vedere i larici ingiallire ma dovrete attrezzarvi per un clima montano di media quota (1000-2000mt). Lake Emerald è un altro spot abbastanza turistico che merita una visita percorrendo il sentiero circolare lungo le sue sponde (5Km) per ammirarne il suo incredibile color smeraldo. Il giorno seguente, e ultimo, visito, stavolta dirigendomi a nord lungo la Icefields Parkway, Bow e Peyto Lakes: due laghi glaciali magnifici per posizione e colore, ma anche in assoluto i più nevosi dell’area. Infatti, il panorama inizia a imbiancare ma mi permette di fare la mia prima passeggiata invernale già a settembre! Saluto il limitrofo parco di Jasper con un ‘a presto’, quando tornerò per percorrere la mitica Icefields Parkway. Intanto, Banff mi ha già regalato una magnifica ‘vacanza’ che è un sogno realizzato. Al prossimo.


    Un chipmunk (o scoiattolo striato) canadese.


    Natural bridge, o ponte naturale, nel Parco nazionale di Yoho.

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